Gruppo Alpini di Barzanò

  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Messaggio
  • Direttiva Europea sulla Privacy

    Questo sito utilizza i cookie per gestire la navigazione, le autenticazioni e altre funzioni minori. Sfogliandolo, accetti che i cookie vengano utilizzati sui tuoi dispositivi.

    Visualizza Direttiva

Home L'Alpino Informa Un po' di Storia 1963 tragedia del Vajont - i soccorsi del 7^ Alpini

1963 tragedia del Vajont - i soccorsi del 7^ Alpini

E-mail Stampa

Disastro del Vajont: tragedia annunciata

Alle ore 22.39 del 9 Ottobre 1963, 270 milioni di m3 di roccia scivolarono alla velocità di 30 m/s, nel bacino artificiale sottostante, che conteneva circa 115 milioni di m3 d'acqua, creato dalla diga del Vajont, provocando un'onda di piena che superò, di 250 mt in altezza, il coronamento della diga e risalì il versante opposto distruggendo gli abitati di Erto e Casso; circa 30 milioni di m3, scavalcarno la diga, riversandosi a valle e distruggendo il paese di Longarone: 1917 le vittime, di cui 1450 a Longarone, 109 a Codissago e Castellavazzo, 158 a Erto e Casso e 200 di altri comuni.

La mobilitazione a soccorso richiamò sul luogo, dopo le prime ore dall'accaduto, migliaia di persone: il Battaglione "Cadore" del 7° Alpini, distante 24 chilometri da Longarone, ricevette l'allarme poco dopo le ore 23 e fu sul posto alle ore 0,15; due ore dopo, giunse il Battaglione "Belluno", anch'esso del 7° Alpini. Il IV° e V° Corpo d'Armata, il Comando Truppe Carnia e il Comando della S.E.T.A.F. di Vicenza, intervenne nelle ore successive con anfibi, pale meccaniche, gruppi elettrogeni, fotoelettriche, autocarri, autoambulanze, materiali sanitari, cucine da campo, tende, viveri e generi di conforto. Il comando delle operazioni lo assunse il Comandante del IV Corpo d'Armata ( Gen. Carlo Ciglieri); in tutto, tra ufficiali, sottufficiali e militari di truppa il personale ammontò ad oltre 10.000 unità.

I Vigili del Fuoco diedero il loro contributo con oltre 850 unità; a stretto contatto con le Truppe Alpine operarono i Carabinieri, che produssero il segnalamento fotografico delle vittime, che portò al riconoscimento di più della metà dei 1.572 morti recuperati; la Polizia Stradale mobilitò la sua forza; contribuirono Enti e Associazioni, come la Croce Rossa e il Servizio Veterinario Italiano.

L'intervento di soccorso più urgente, dopo il salvataggio dei pochi rimasti in vita, fu riservato al recupero delle salme, che venivano preventivamente composte nei cimiteri della zona. Giovedì 10 ottobre, decisero la realizzazione del cimitero delle vittime: individuata un’area davanti al piccolo cimitero di Fortogna, comune di Longarone, il sabato 12 fu benedetto lo spazio sacro e la domenica 13 iniziarono le inumazioni. Le salme arrivavano dai vari camposanti della zona, composte nelle bare; il lento corteo degli automezzi che le trasportavano formava una fila interminabile; prima della sepoltura venivano disposte in ordine sul terreno per una pulizia che rendesse un minimo di dignità a quei corpi esangui ( molti risultavano mutilati), e per essere sottoposte al trattamento legale, per garantire la conservazione delle salme piu’ a lungo possibile e consentire a parenti e superstiti il loro riconoscimento… intanto si scavavano delle enormi fosse dove venivano poi allineate le bare, dopo che un Sacerdote le aveva benedette tutte, una ad una, prima della inimazione..

Alcuni dei nostri Alpini di Barzanò, allora avevano 20 anni ed erano in servizio di leva in quei luoghi: si sono trovati con una devastazione davanti, a scavare, anche a mani nude, tra le macerie per aiutare i feriti o recuperare i corpi scomposti e spogliati delle vittime; quello che hanno visto e vissuto, non l'hanno mai dimenticato e… sarà impossibile farlo.

Ultimo aggiornamento Sabato 11 Aprile 2015 07:51  

Produzioni

Libro 85°

Libro 90°

Prossima Adunata

2017-treviso