Gruppo Alpini di Barzanò

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Home L'Alpino Informa Un po' di Storia 1985 tragedia in Val di Stava - i soccorsi del 4^ C.A.

1985 tragedia in Val di Stava - i soccorsi del 4^ C.A.

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 Il crollo dei bacini di decantazione della miniera Prestavel in Valle di Stava

Situata sulle pendici meridionali del monte Prestavel, l’omonima miniera, venne sfruttata fin dal XVI secolo; sopra dell'abitato di Stava, in località Pozzole, nel 1961 si costruì il primo bacino necessario alla decantazione del materiale di scarto della miniera: l'argine di tale bacino, che dai progetti iniziali lo limitavano a 9 mt, superò i 25 mt. di altezza. Dal 1969 fu realizzato, a monte del primo, un secondo bacino di decantazione e il risultato fu che, tra bacino inferiore e superiore, si arrivò a circa 50 m di altezza d' argine complessiva !

Alle ore 12:22 del 19 luglio 1985 l'argine del bacino superiore cedette e crollò sul bacino inferiore, che cedette a sua volta: una massa fangosa di oltre 170 mila metri cubi di fanghi semifluidi, composti da sabbia, limi e acqua scese a valle a una velocità di quasi 90 chilometri orari spazzando via persone, alberi, abitazioni e tutto quanto incontrò, fino a raggiungere la confluenza con il torrente Avisio.

Le vittime furono 268 morti delle quali, i corpi di 13 persone non vennero mai ritrovati.

All'opera di soccorso parteciparono oltre ottomila Vigili del Fuoco volontari del Trentino e quattromila militari del 4º Corpo d'Armata Alpino di stanza a Trento e Bolzano. Nel giro di poche ore, intervennero Croce Bianca, Croce Rossa, Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Corpo Forestale, unità cinofile, sommozzatori e volontari. Questi soccorsi, vennero coadiuvati da elicotteri, automezzi, mezzi speciali, fotoelettriche, cucine da campo, radio portatili e ponti radio. Presso il Municipio di Tesero fu istituito un Quartier Generale della Protezione Civile, dal quale coordinò i soccorsi lo stesso Ministro per la Protezione civile Giuseppe Zamberletti.

La maggior parte delle vittime fu recuperata nelle prime ore, ma la ricerca si protrasse per tre settimane. Le salme furono composte prima nella palestra delle scuole elementari di Tesero; la camera ardente venne successivamente allestita nella Pieve di S. Maria Assunta a Cavalese. Lo straziante rito del riconoscimento continuò poi fino alla metà di agosto in ambienti climatizzati ad Egna; tanti non poterono tuttavia essere riconosciuti. Centinaia i volontari della Croce Rossa Italiana che si prodigarono per giorni e giorni nella pietosa opera di recupero delle salme e del loro trasporto alle camere mortuarie.

Il nostro socio, l’Alpino Giovenzana Carlo, in quel periodo era in servizio di Leva a Vipiteno nel Battaglione Morbegno; quel che segue, è un passo del suo racconto autobiografico, tratto dal nostro libro “quand s'eri a suldàa in di Alpini..” e si evince la devastazione e il dramma di quei momenti:

< Alle ore 14,00 un primo contingente era già trasferito a Cavalese a predisporre il campo base; alle 16,00, la nostra forza di 350 Alpini, era presente e si organizzava, per rendersi operativa a Stava alle prime luci dell’alba; divisi in squadre, coordinate ognuna da un Sottoufficiale, circoscritte a uno specifico settore, immerse fino alle ginocchia, a scavare in quella fanghiglia grigia, nella ricerca dei corpi senza vita, o delle loro parti straziate, per segnalarne la presenza ai Vigili del Fuoco, incaricati a loro volta di raccogliere e ricomporre dignitosamente quei poveri resti; erano occorsi diversi, perché quella poltiglia liquida continuava ad avanzare, inarrestabile sotto i nostri piedi, trascinando continuamente con sé lo strazio e la sofferenza…>.

Il suo racconto rimane a perenne testimonianza della tragedia e scolpito nella sua memoria per averla vissuta in prima persona!

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 12 Giugno 2015 08:58  

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