Gruppo Alpini di Barzanò

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Escursione al monte Lagazuoi

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30 e 31 luglio 2016, il Gruppo Alpini e la sezione CAI di Barzanò hanno organizzato un'escursione-pellegrinaggio al monte Lagazuoi, sopra il passo Falzarego. Una corona di alloro è stata posata presso il Forte Tre Sassi al passo Valparola, in ricordo dei caduti su quelle montagne.

 lagazuoi


Durante il corso della prima guerra mondiale, tra il 1915 e il 1917, il Lagazuoi fu teatro di aspri scontri tra le truppe italiane e quelle austro-ungariche, che costruirono complesse reti di tunnel e gallerie scavate all'interno del Piccolo Lagazuoi e tentarono a vicenda di far saltare in aria o di seppellire le posizioni avversarie con il metodo della guerra di mina.

Dopo una visita al museo di Forte Tre Sassi, un avamposto austriaco distrutto dalle bombe italiane e ora in parte ristrutturato, ricco di cimeli storici raccolti dalla famiglia Lancedelli, recuperanti tra queste montagne, si è svolta una breve cerimonia, con la posa di una corona di alloro alla croce commemorativa davanti a ciò che resta del vecchio forte.
Finita la cerimonia, buona parte dei partecipanti all'escursione hanno risalito la montagna, percorrendo il sentiero attrezzato dei Kaiserjäger.
Altri, dal passo Falzarego, si sono arrampicati per la mulattiera che sale aggirando il Lagazuoi dal lato sud.
Qualcuno, a malincuore, ha dovuto farsi trasportare dalla veloce funivia, che dal passo porta in cima alla montagna.

Giunti al rifugio Lagazuoi, tutti hanno potuto ammirare un panorama da togliere il respiro: dal gruppo delle Tofane e delle Cinque Torri lo sguardo spazia fino alle Pale di San Martino e al ghiacciaio della Marmolada, fino a perdersi in lontananza tra le più alte vette austriache.

Il mattino seguente, di buon'ora, il ritorno al passo Falzarego è avvenuto percorrendo in ripida discesa la buia galleria che fu scavata dagli italiani per minare la cima della montagna.
Alcuni hanno poi percorso la Cengia Martini, dove tra il 18 e il 19 ottobre 1915 due plotoni di alpini occuparono alcune posizioni sul versante sud del Piccolo Lagazuoi; una sottile sporgenza che attraversa la parete da ovest a est e che era strategicamente importante. Da qui gli Italiani potevano colpire le trincee austriache sul passo Valparola.

Giunti a valle, una pioggia battente ha salutato gli escursionisti, ma non è assolutamente riuscita a spegnere l'entusiasmo che ha accompagnato tutti quanti in queste due giornate o ad affievolire i ricordi che questi luoghi di guerra, terribile e fratricida, hanno lasciato nel cuore.

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Gli avvenimenti di quegli anni, tra queste montagne, toccano profondamente ognuno di noi.

Mentre sali il sentiero che va in cima al Lagazuoi, spingendo sui tuoi bastoncini da trekking, ti capita magari di incontrare la guida con l'azzurra divisa dei Kaiserjäger che racconta la guerra ai turisti. Tiene in mano il lungo alpenstock con la punta ferrata. Non puoi non pensare che quel lungo bastone servisse solo per aiutare a salire tra le rocce, ma certamente era diventato anche una terribile arma, che con colpi ben assestati poteva ributtare nello strapiombo il nemico, che salendo per il dirupo cercava di guadagnare la postazione avversaria.

Oppure quando scendi la lunga e buia galleria da mina scavata dagli italiani nella montagna, come puoi non sentire i colpi di martello degli alpini minatori, che per mesi hanno mangiato polvere scavando nelle buie viscere del Lagazuoi, o non ascoltare il respiro affannato di centinaia di soldati che per decine e decine di volte, in fila indiana, sono saliti ansimando su per quei viscidi gradoni, con le spalle cariche di tritolo, fino a stiparne su in alto ben 32.664 chili. Esplosivo che è servito il 20 giugno 1917 a far saltare in aria la sommità della montagna con le postazioni nemiche e successivamente, attraverso la galleria, a permettere l'occupazione di ciò che rimaneva della cima.

E nei minuscoli ripari della Cengia Martini, non si sentono solo gli stridii dei gracchi che si fanno trasportare dalle correnti ascensionali su per la parete, o i clacson delle macchine che giungono fin lì dal passo, portati dal vento. Con un attimo di attenzione, ti pare di sentire i rumori che ascoltavano gli alpini nascosti in quei ripari di pochi metri, come i colpi di cannone che ogni tanto cercavano di colpire il Forte Tre Sassi, giù al passo Valparola.
Oppure, con l'orecchio appoggiato alla parete, nelle notti più silenziose e tranquille, ascolti i sordi rumori che sembrano provenire dal ventre della montagna, con la paura che possano essere i colpi dei nemici che erodono la roccia per piazzare il tritolo, paura che non ti lascia prendere sonno.
Una esplosione potrebbe far volare a valle i ripari di legno e pietra con tutti i loro ignari occupanti, mentre sono lì abbarbicati a mezza costa, sopra il passo Falzarego.
E gli austriaci fecero veramente esplodere tre mine dentro la montagna per colpire la Cengia Martini, la più potente delle quali il 22 maggio 1917 fece saltare in aria una parte della parete alta 199 metri e larga 136, che franò a valle portando con sè una pattuglia di alpini.

Come già lo scorso anno con il CAI e il Gruppo Alpini di Barzanò andammo sulla "Zona Sacra" del monte Pasubio e quest'anno sui monti del Lagazuoi e Cinque Torri, ci ritroveremo il prossimo anno per un'altra escursione-pellegrinaggio sui luoghi della Grande Guerra. Per non dimenticare mai, nel centenario di quei tragici eventi.

Ultimo aggiornamento Sabato 22 Aprile 2017 11:11  

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