Gruppo Alpini di Barzanò

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Home L'Alpino Informa Un po' di Storia La storia, la leggenda e l'eredità degli Alpini

La storia, la leggenda e l'eredità degli Alpini

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Con l'anno 2005, è stata soppressa la leva obbligatoria e le truppe alpine sono passate alla storia, lasciando il passo a un esercito di professionisti addestrati alle nuove sfide tecnologiche della scienza militare.
Ha cessato di esistere la simbiosi che esisteva fra le truppe di montagna e il popolo, una componente della civiltà, del paesaggio umano e fisico delle Regioni del Nord Italia, dove, quando  si parlava di esercito, ci si riferiva naturalmente alle truppe alpine, quasi fossero una specie di milizia territoriale con precise funzioni di difesa e protezione del delicato ambiente alpino.

 Non vi sono stati disastri che non abbiano visto la totale abnegazione delle truppe alpine: nel soccorso alle popolazioni nel tragico terremoto del Friuli, nella sciagurata vicenda della diga del Vajont (tragedia annunciata, per l'incuria e la neghittosità delle autorità preposte di quel tempo), della valle di Stava e nelle continue tragedie che sono avvenute fino a oggi, in questo martoriato Suolo Italiano, per le quali, alcuni, hanno delle responsabilità.
Questa dedizione, questo spontaneo altruismo, è la naturale conseguenza del fatto che, gli Alpini, erano  la diretta espressione del territorio in cui si nasceva e cresceva. Spesso il nipote, adempiva all'obbligo della leva, nella stessa caserma in cui lo aveva svolto, in precedenza, il padre o il nonno, per cui l'identificazione del soldato con il territorio che veniva chiamato a difendere era completa: gli Alpini difendevano, sostanzialmente, le loro famiglie e la terra in cui erano cresciuti.

In particolare nel Triveneto non si ammetteva che l'obbligo di leva lo si prestasse in altre specialità dell'esercito e, a quei ragazzi che venivano chiamati o in aviazione, o in fanteria, o (jettatura) in Marina, toccava lo scherno e il ludibrio: erano le ragazze, le prime in particolare, a ricordare che "quel che è buono per il Re, è buono anche per la Regina" e lo esprimevano con sottile doppio senso, ammiccando alla ritta penna nera, che certificava la condizione del soldato e le sue qualità!

Ma torniamo alla storia degli Alpini, che come corpo specialistico è relativamente recente. E' in forza del Decreto del 15 ottobre 1892 che, l'allora Senatore Generale Perrucchetti, istituì le prime 15 Compagnie, che negli anni successivi divennero addirittura 5 Brigate, la Taurinense, la Julia, la Carnia, la Cadore e la Tridentina, che si copriranno di gloria nella 1^ come nella 2^ guerra mondiale, che, ben sappiamo, fu un disastro quando, a Nicolaievka, nella ritirata dalle gelate steppe dell'inverno di Russia, le truppe alpine, senza armi adeguate e senza abbigliamento adatto, riuscirono a sfondare l'accerchiamento dei soldati sovietici, ben oltremodo attrezzati, e raggiungere l'Italia percorrendo, a piedi, oltre 10.000 kilometri in condizioni ambientali drammatiche; dei quasi 300.000 soldati che l' Armir aveva portato in Russia, tra cui la Taurinense e la Jiulia, ne tornarono solo poche decine di migliaia.

L'epica alpina è passata alla storia ed è ancora oggetto di opere letterarie di notevole valore mondiale, per il sensibile contenuto determinato alla denuncia dell'orrore della guerra e per il forte appello alla pace e alla solidarietà. Chi non ha letto il Sergente nella neve di Mario Rigoni Stern o Centomila gavette di ghiaccio di Giulio Bedeschi ?
In queste grandi opere, la storia è raccontata dall'uomo del popolo, il montanaro, il contadino, l'artigiano, umile tra gli umili, che non capisce perchè deve andare a combattere, forse morire, e soprattutto a uccidere altri contadini, montanari, artigiani, umili come lui, con l'unica differenza dell'idioma, una lingua diversa, ma che vivono e soffrono le emozioni che lui stesso vive.

La prefazione di Bedeschi, sul libro Centomila gavette di ghiaccio, è la sintesi che ha prodotto quel collante che ha avuto e che protrae l'effetto di coesione fra tutti gli Alpini di questa nostra Italia :

l'autore affida al lettore la storia vissuta da un esiguo Reparto;
omettendo gli autentici nomi, ha voluto liberamente trascendere le singole persone,
perchè, questa, è stata davvero la storia di tutti gli Alpini
e perchè, in essa, tutte le madri possano intravedere il volto dei loro figli
e riviverne la storia di dolore e di morte.
L'affida, ancora, ai compagni sopravvissuti, a testimonianza del loro inaudito patire;
l'affida a quanti vogliano tenere vivo il ricordo di coloro che non tornarono.

Questa è la nobiltà di pensiero e questa è l'eredità morale degli Alpini 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 03 Giugno 2015 15:53  

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